Ossigeno molecolare trovato su una cometa

Ossigeno molecolare trovato su una cometa
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Potrebbe essere un duro colpo ad alcune delle teorie più consolidate sulla formazione del sistema solare. Stiamo parlando dell’ossigeno molecolare che potrebbe trovarsi nella coda della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko scoperto da un’analisi dei dati inviati dalla sonda Rosetta durante l’avvicinamento al Sole della cometa tra il settembre 2014 e il marzo di quest’anno.

Nel vagliare le risultanze allo spettrofotometro ad immagine Virtis, installato sulla sonda Rosetta, e ricordiamolo costruito in Italia, André Bieler della University of Michigan che ha pubblicato uno studio su Nature, ha ammesso di essere rimasto profondamente sorpreso non solo dalla presenza ma soprattutto dalla grande quantità di ossigeno molecolare (O2) nella chioma della cometa, che arriva addirittura al 3,8% dei gas che la formano.

Scoperta inaspettata: l'ossigeno scomodo
I risultati delle analisi del Virtis della sonda Rosetta

Non si è ancora riusciti a dare una spiegazione completamente soddisfacente a questa per certi versi inquietante scoperta, anche perché tutte le teorie prevedono che l’ossigeno molecolare reagisca molto facilmente con gli altri elementi e si combini agevolmente con l’idrogeno, e infatti si è registrata contemporaneamente anche la presenza di molecole di acqua. Resterebbe quindi un mistero su come questa notevole quantità si sia conservata praticamente intatta.

Una delle spiegazioni sarebbe quella che le molecole di ossigeno sarebbero un residuo della formazione iniziale del corpo celeste miliardi di anni fa, ma ciò non soddisfa tutte le perplessità della comunità scientifica. Resta il fatto che questa rilevazione apre un importante interrogativo sulla ricerca in generale sia in campo di fisica che di cosmologia, e questo perché di fatto tutto quanto abbiamo ricostruito circa la formazione del sistema solare non è compatibile con la presenza di ossigeno molecolare, per cui delle due una: o abbiamo un’idea errata delle possibili combinazioni chimiche, o quanto ritenevamo certo circa le nostre origini potrebbe essere errato.

Due ipotesi entrambe poco confortanti per la comunità scientifica che rischiano di azzerare anni di studi. Mica poco!

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