I pesci in un posidonieto.

Distribuzione delle specie ittiche nel posidonieto: le fanerogame marine.

In questo lavoro ho voluto approfondire l’argomento che più mi ha toccato: la distribuzione delle specie ittiche in un posidioneto, ovvero le praterie sommerse della Posidonia oceanica. Prima di entrare in merito, vediamo di descrivere questa fanerogama marina.

Il termine fanerogama marina si riferisce a tutte le piante marine che portano semi (Spermatofite: angiosperme, spermatofite con ovulo protetto da un ovario, e gimnosperme, con ovulo non protetto dall’ovario). Le Angiosperme vengono suddivise, a loro volta, in:

 

–          Monocotiledoni = sviluppo di una sola foglia embrionale (un cotiledone);

–          Dicotiledoni = sviluppo di due foglie embrionali (due cotiledoni).

 

Le fanerogame marine sono definite anche Antofite perché portano il fiore. Avendo colonizzato l’ambiente marino, queste piante hanno sviluppato, nel corso della loro evoluzione, degli adattamenti fondamentali per la sopravvivenza in ambiente marino:

 

–          Tolleranza alla salinità;

–          Impollinazione idrofila;

–          Riduzione del tessuto di sostegno;

–          Presenza di radici, rizomi (fusti) e foglie (cormofite).

 

I rizomi possono crescere in modo perpendicolare al substrato o parallelamente ad esso: nel primo caso si parla di rizomi ortotropi, nel secondo di rizomi plagiotropi.

Dal punto di vista evolutivo, si pensa che le fanerogame marine si siano evolute da specie terrestri che tollerano la salinità oppure da specie terrestri già ad impollinazione idrofila.

Le fanerogame marine sono distribuite in tutto il globo, eccezion fatta per l’Antartide. 

 

Ecco perché sono importanti:

 

–          Producono ossigeno tramite la fotosintesi clorofilliana;

–          Costituiscono un habitat per tante specie animali e vegetali;

–          Producono sostanza organica per la vita di altri organismi (degradatori);

–          Rappresentano una fonte di cibo per altri animali;

–          Proteggono la costa dai fenomeni erosivi.

 

Negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo si è assistito ad una notevole regressione delle fanerogame marine che ha causato:

 

–          Aumento dell’erosione costiera;

–          Cambiamento dei produttori primari;

–          Perdita di ossigeno;

–          Perdita di biodiversità.

 

Come già detto, le fanerogame marine presentano il cormo, suddivisione in radici (ancoraggio e assorbimento di acqua), rizomi (fusti) e foglie (fotosintesi clorofilliana). Le alghe non sono fanerogame: sono tallofite (assorbimento di acqua attraverso tutto il corpo).

 

Nel Mar Mediterraneo sono cinque le specie di fanerogame marine:

  1. Zostera nolti = tollera variazioni di salinità e temperatura e forma praterie monospecifiche o con Cymodocea nodosa, fiorisce in primavera, rizomi a crescita orizzontale;
  2. Zostera marina = foglie sottilissime, più della Posidonia oceanica, più diffusa di Z.nolti, fiorisce in primavera, rizomi a crescita orizzontale;
  3. Cymodocea nodosa = specie pioniera, rizomi a crescita orizzontale e verticale, quelli orizzontali di colore rosa, fioritura sporadica;
  4. Posidonia oceanica = endemica del Mar Mediterraneo, cresce soprattutto su sabbia fino a 40 metri di profondità, fiorisce in autunno, foglia a ventaglio;
  5. Halophila stipulacea = penetrata nel Mar Mediterraneo dal Canale di Suez (migrazione lessepsiana), pianta bassa con foglie meno lunghe e non parallelinervie.

Posidonia oceanica

 Una posidonia oceanica.

La Posidonia oceanica è una fanerogama marina endemica del Mar Mediterraneo, ovvero presente solo nel nostro mare. Tutte le altre specie del genere Posidonia sono distribuite in Australia (forse si sono separate nel Terziario, l’epoca più recente a noi).

Si tratta di una specie che cresce generalmente su sabbia e può arrivare a colonizzare ambienti ad una profondità di 40 metri. Presenta un rizoma plagiotropo (parallelo al substrato) e ortotropo (perpendicolare al substrato) a crescita lenta. Possiede foglie lunghe, isolaterali e parallelinervie.

Si tratta di una pianta Monocotiledone, clonale (si sviluppa come clone per lunghi periodi).

Le foglie sono inserite a ventaglio in modo da catturare il particolato e il sedimento dalla colonna d’acqua accumulandolo alla base della struttura originando una sorta di isolotto che prende il nome di “matte”, che conferisce una maggiore resistenza contro l’idrodinamismo.

La riproduzione è sia vegetativa che sessuata con la fioritura che avviene in autunno. Il frutto prende il nome di “oliva di mare” per la somiglianza con il frutto dell’ulivo.

 

Ciclo riproduttivo:

 

–          Impollinazione con emissione di tanto polline;

–          Doppia fecondazione;

–          Seme e frutto.

 

Disseminazione verso la superficie perché il seme è più leggero: quando il pericarpo si dissolve, il seme affonda e germina originando una nuova piantina.

La fauna associata alle praterie di posidonia è costituita da animali sessili, che vivono cioè adesi al substrato costituito dalle foglie e dai rizomi, e da animali vagili, capaci di muoversi all’interno della prateria. Vi sono poi degli organismi, costituenti l’infauna, che vivono all’interno delle matte e che sono principalmente detritivori.

Ci sono gli echinodermi, in particolare il riccio Paracentrotus lividus, tra i pochi organismi in grado di cibarsi direttamente delle foglie della pianta. I carnivori sono rappresentati da pesci, molluschi, policheti e decapodi.

Tra i molluschi, abitatore abituale e quasi esclusivo delle praterie è la Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo e fortemente minacciato dalla pesca dei collezionisti e dall’inquinamento.

Il popolamento ittico è costituito da un piccolo numero di specie, principalmente labridi e sparidi quasi tutti carnivori.

Sono poco frequenti pesci di grandi dimensioni e durante il corso dell’anno si assiste a variazioni dell’abbondanza specifica dovute a reclutamenti e migrazioni. Nelle praterie superficiali e riparate, vi è una grande abbondanza dell’erbivoro Sarpa salpa, che rappresenta il 40-70% della fauna ittica estiva.

Pesci

I pesci.

Quali sono le caratteristiche che accomunano la classe dei Pesci? La classe è un raggruppamento di specie che presentano simili caratteristiche e rappresenta il rango superiore, nella scala gerarchica di classificazione, all’ordine: Phylum, Classe, Ordine, Famiglia, Genere e Specie.

I pesci (Pisces in latino) sono provvisti di pinne adattate al nuoto, corpo idrodinamico e ricoperto da scaglie. Per il galleggiamento in mare sono muniti di una vescica natatoria, assente nei pesci cartilaginei (squali), i quali per “galleggiare” in acqua utilizzano il fegato enorme. Hanno lo scheletro costituito da osso e, per questo motivo, prendono il nome di pesci ossei (Osteitti).

I Pisces hanno le branchie ricoperte e protette da un opercolo (assente negli squali) e, solitamente, una sola pinna dorsale. Mentre negli squali la bocca è posizionata ventralmente, nei pesci ossei è terminale.

Si riproducono per fecondazione esterna, ovvero il maschio eiacula lo sperma all’esterno nella massa d’acqua e la femmina, contemporaneamente, emette i gameti femminili. Negli squali assistiamo, invece, ad una fecondazione interna che prevede la penetrazione dell’organo riproduttore maschile (pterigopodio) nella apertura dell’apparato riproduttore femminile (cloaca).

I pesci sono molto importanti per l’economia umana in quanto sono alla base della pesca. Pesca che, nel suo complesso, sta portando ad una riduzione drastica del numero di specie di pesci rendendo i nostri mari molto meno pescosi negli ultimi anni.

Una particolare tecnica di pesca è il finning, ovvero l’amputazione delle pinne degli squali che vengono impiegate nella cucina orientale nella “zuppa di pinne di pesce cane”. Il finning è illegale e l’Italia è uno dei maggiori esportatori illegali di pinne mozzate.

 

Vediamo la classificazione dei pesci ossei:

 

– Sarcopterigi = dotati di pinne carnose;

– Attinopterigi = provvisti di pinne sostenute da raggi (la maggior parte delle specie).

 

Quali sono le differenze tra pesci ossei e pesci cartilaginei? La prima differenza sta nel nome: i pesci cartilaginei (Condroitti) hanno un apparato scheletrico costituito da cartilagine che lo rende più flessibile, mentre i pesci ossei (Osteitti) possiedono un apparato scheletrico osseo. Ma le differenze non si fermano qui.

 

Continuiamo a descrivere le divergenze tra Condroitti e Osteitti:

 

– i pesci ossei hanno un opercolo che copre la camera branchiale, i cartilaginei hanno da 5 a 7 fessure branchiali libere, cioè prive di opercolo;

– i Condroitti hanno la bocca in posizione ventrale, gli Osteitti in posizione terminale;

– presenza nei pesci ossei di una vescica natatoria che permette di spostarsi verticalmente  nella massa d’acqua, i pesci cartilaginei ne sono sprovvisti;

– gli squali possiedono le ampolle di Lorenzini per captare i campi elettrici delle prede, i pesci ossei non hanno questa struttura, ma entrambi hanno il sistema della linea laterale che percepisce variazioni di pressione nella massa d’acqua;

– gli Osteitti si riproducono tramite fecondazione esterna, cioè il maschio eiacula lo sperma all’esterno e, contemporaneamente, la femmina depone le uova che vengono fecondate; gli squali utilizzano la fecondazione interna, cioè il maschio introduce il suo pene (pterigopodio) nella vagina (cloaca) della femmina;

– i pesci cartilaginei hanno denti non infissi nelle arcate mandibolari, ma attaccati alle gengive, e per questo possono essere persi e sostituiti per tutta la vita (squali), oppure hanno placche dentali (batoidei, cioè Condroitti di fondo); i pesci ossei hanno denti di varia foggia e attaccati alle arcate mandibolari.

 

Ecco, queste sono le differenze fondamentali. Penso che ora siano tutti in grado di distinguere pesci cartilaginei e ossei.

 

I Condroitti attuali vengono suddivisi in:

 

– Elasmobranchi, squali e razze;

– Holocephali, chimera (un pesciolino che vive negli abissi).

 

A loro volta, gli Elasmobranchi si ramificano in due gruppi:

 

– Pleurotremati, ovvero con le branchie distribuite ai lati del corpo (squali);

– Ipotremati, cioè con le aperture branchiali in prossimità del ventre (razze).

 

A seconda di alcune caratteristiche, ogni specie di squalo viene inclusa in un Ordine (raggruppamento che comprende specie con caratteri simili). Attualmente, gli squali vengono raggruppati in otto ordini:

  1. Squatinifromi, senza pinna anale e corpo appiattito (pesci angelo);
  2. Pristioforiformi, senza pinna anale e con muso allungato a forma di sega;
  3. Squaliformi, senza pinna anale e con muso corto (spinarolo);
  4. Hexanchiformi, con pinna anale e sei o sette fessure branchiali (notidani o pesci “vacca”);
  5. Carchariniformi, con pinna anale, cinque fessure branchiali e con membrana nittitante, ovvero una membrana biancastra che protegge l’occhio durante le ultime fasi dell’attacco (squalo tigre, verdesca);
  6. Lamniformi, con pinna anale, cinque fessure branchiali e senza membrana nittitante (squalo bianco);
  7. Orectolobiformi, con pinna anale, cinque fessure branchiali e con bocca decisamente davanti agli occhi (squalo balena, squalo nutrice);
  8. Eterodontiformi, con pinna anale e spine nelle pinne dorsali (squalo testa di toro).

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