Presentazione dello squalo bianco.

La predazione è un evento tatticamente fluido, l’esito del quale dipende dal comportamento sia della preda che del predatore. Il comportamento impone i costi in termini di energia, tempo e rischio che devono essere bilanciati con i benefici della sopravvivenza (Ellis, 1986). Dal momento che una preda ha tutto da perdere in un evento predatorio, ci si aspetta che sarà disposta a sfruttare tutta la sua energia per scappare. Viceversa, se il costo energetico di un tentativo di predazione è alto o il rischio di cattura troppo basso, ci si aspetta che il predatore abbandoni il tentativo (Bennet, 1986).

I modelli di foraggiamento comprendono tre elementi (Gerking, 1994):

–         Decisione del predatore di attaccare o meno una preda;

–         Valutare se ciò rappresenta un costo o un beneficio;

–         Definire la relazione tra decisione e valutazione.

I comportamenti riflettono le migliori scelte predatorie prese dividendo l’evento predatorio in cinque parti: rilevamento, identificazione, approccio, sottomissione e consumo (Endler, 1986). La teoria del foraggiamento ottimale (OFT) afferma che un predatore dovrebbe ricercare la preda energicamente vantaggiosa in termini di netto contenuto energetico con minori costi di ricerca e trattamento (Gerking, 1994). La OFT afferma anche che il predatore dovrebbe essere selettivo quando il cibo di alta qualità è abbondante (Helfman et al., 1997). L’apprendimento appare come il meccanismo di risposte comportamentali adattative nel foraggiamento dei pesci (Dill, 1983). L’alto livello di sviluppo del cervello degli elasmobranchi (Nothcutt, 1977, 1978) implica che gli squali dovrebbero essere capaci di prendere differenti decisioni di foraggiamento.

La predazione degli squali è raramente osservata in natura: ciò è dovuto in gran parte alla loro abilità e alla loro naturale dissimulazione dell’ambiente marino (Myrberg, 1987; Klimley et al., 1992; Bres 1993). Lo squalo bianco è una specie usata nello studio della predazione degli squali per la relativa facilità di osservarlo in un evento predatorio (Compagno, 2001). Però poco è ancora conosciuto delle strategie predatorie dello squalo bianco in natura (Klimely et al.,1996).

Fino ad oggi, la maggior parte delle modalità di caccia dello squalo bianco sono state ricostruite dalle ferite di morsi ritrovate sui corpi di pinnipedi sopravvissuti agli attacchi (Tricas e McCosker, 1984; Ainley et al., 1985; McCosker, 1985); sono state trovate ferite e  cicatrici su pinnipedi morti, delfini, tartarughe e lontre di mare (Orr, 1959; Ames e Morejohn, 1980; Brodie e Beck, 1983; Corkeron et al., 1987; Cockcroft et al., 1989; Ames et al., 1996; Long, 1996; Long et al., 1996; Long e Jones, 1996); il contenuto dello stomaco di squali morti (Bonham, 1942; Fitch, 1949; Le Boeuf et al., 1982; Scholl, 1983; Stewart e Yochem, 1985) e le limitate osservazioni di squali bianchi che predano i pinnipedi, nelle quali né lo squalo né la preda sono stati visti prima del colpo iniziale (Ainley et al., 1981, 1985; Klimley et al., 1992, 1996). Tricas e McCosker (1984) proposero il “bite, spit and wait”(mordi, sputa e attendi) suggerendo che lo squalo bianco potrebbe liberare e ritirarsi da una preda colpita fino a quando non muore dissanguata, riducendo il rischio di essere ferito. Klimley et al. (1996) non hanno trovato prove a supporto di questa teoria. Hanno anche presentato l’etogramma per gli squali bianchi che predano i pinnipedi alle isole Farallon, in California, ma le osservazioni logistiche escludevano il colpo iniziale.

Il principale meccanismo di cattura di una preda da parte dello squalo bianco è rappresentato dalle sue mascelle. Le mascelle cinematiche di uno squalo galeomorfo, gli archi ioidei e i movimenti associati della testa durante il morso, sono stati studiati via elettromiografica e analisi della lunghezza del film (Moss, 1972, 1977; Motta et al., 1991, 1997, 2002). I tracciati della struttura del film di uno squalo bianco che si alimenta di un’esca sono stati usati per dividere i morsi di squalo in una sequenza di quattro fasi e quantificare il grado di stereotipità di ognuno (Tricas e McCosker, 1984; Tricas, 1985). Lo squalo bianco mostra un tipico modello di dentatura lamnoide, con i denti della mascella superiore eterodonti (Compagno, 2001; Shimada, 2002). Sono state descritte le proprietà meccaniche dei denti dello squalo bianco inclusa la distribuzione della pressione e le qualità anti-sbavatura (Preuschoft et al., 1974; Frazetta, 1988). Il grado di apertura della mascella costringe l’angolo che formano i denti superiori e inferiori con il piano della mascella (Powlik, 1990, 1995). Le osservazioni della predazione dello squalo bianco sulle carcasse di balena mostrano che di solito si avvicinano in modo perpendicolare all’asse del corpo del cetaceo e il contatto iniziale avviene con i denti anteriori (Pratt et al., 1982; Long e Jones, 1996). Tuttavia, non è stato descritto come lo squalo bianco usa le sue mascelle e i suoi denti nella cattura di una preda.

La sociobiologia dello squalo bianco afferma che lo squalo è socialmente complesso (Compagno, 2001; Martin, 2003; Sperone et al., 2010). Come mostrano le carcasse di balena, lo squalo bianco si aggrega e crea una sorta di gerarchia temporanea basata parzialmente sulle dimensioni (Compagno, 2001). Il tail slap e il breach sono stati proposti come comportamenti associati all’uccisione di una preda (Klimley, 1996) e il repetitive aerial gaping (RAG) è stato proposto come un modo non provocatorio per lo squalo bianco di mostrare la sua frustrazione dopo un tentativo sventato nella cattura di un’esca (Strong, 1996).

Nel presente lavoro di tesi vengono illustrati i principali risultati scientifici ottenuti dai ricercatori che lavorano in Sudafrica e California sul comportamento alimentare dello squalo bianco verso cetacei e verso pinnipedi.

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