Perché i dati sulla magnitudo dei terremoti sono diversi?

il terremoto

Nervo scoperto per noi italiani, scossi da diversi terremoti nel corso della nostra storia, ultimi quelli del 24 agosto e del 30 ottobre 2016. A causa delle correzioni apportate alle misurazioni nelle prime ore dopo il sisma, l’INGV(Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) viene accusato di aver corretto, riducendole, le stime sulla magnitudo del terremoto, per evitare allo Stato una ingente spesa per pagare i danni. In realtà, secondo Focus, i motivi sono ben altri.

La modifica dei dati è dovuta, come ci spiega Carlo Meletti, responsabile del Centro Pericolosità Sismica dell’INGV, ai metodi usati per le misurazioni, che sono diversi da quelli usati da USGS (servizio geologico statunitense) e dal CSEM (European Mediterranean Sismological Center); tali enti danno dati sulla magnitudo in modo automatico, calcolando la magnitudo momento (che usa tutte le frequenze emesse da un sisma), mentre i dati forniti da INGV provengono dall’incrocio di dati provenienti dalle varie stazioni che registrano il sisma e dal calcolo della magnitudo Richter o magnitudo locale (che usa solo il valore di ampiezza delle oscillazioni di un sismografo). I dati disponibili per prima sono quelli provenienti dalle stazioni più vicine, in 5 minuti arrivano quelli dalle stazioni su tutto il territorio nazionale. I sismologi, poi, analizzano questi dati ed elaborano una localizzazione ed una magnitudo estremamente precise che vengono comunicate alla Protezione Civile dopo 10-15 min.

Anche INGV calcola la magnitudo momento, che si rivela a volte coincidere con la magnitudo Richter.

Ma per il risarcimento danni, la normativa Monti fa riferimento alla scala Mercalli, che classifica l’intensità di un terremoto in base agli effetti visibili sulle costruzioni.

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