Miti, pregiudizi e la verità sull’AIDS

Miti, pregiudizi e la verità sull'AIDS

È stata ed è ancora una delle più grandi paure dei secoli a cavallo del secondo e terzo millennio, e come tale suscita apprensione e spesso ingiustificate prese di posizione o convinzioni. Stiamo parlando dell’AIDS, acronimo inglese di Sindrome da immunodeficienza acquisita, ovvero la cessazione delle difese immunologiche per il nostro organismo, la quale porta spesso anche alla morte e che comunque dalla quale non si può guarire.

L’Unicef, come ha recentemente ricordato anche la rivista Focus, ha però denunciato che l’ignoranza e i luoghi comuni sono tra i nemici più pericolosi di chi combatte questa malattia. Vediamo perciò di fare il punto della situazione, e anche un poco di chiarezza.

Va intanto detto che al contrario di quanto avviene per tutte le altre malattie, l’AIDS può essere prevenuta al 100%, anche solo attraverso un codice comportamentale. Va ribadito, e se fosse necessario fino alla noia, che la trasmissione del virus HIV, responsabile dell’AIDS, avviene attraverso il contatto con sangue, sperma, secrezione vaginale e latte materno che siano infetti. Ne consegue che rientrano nella categoria delle situazione a rischio anche altri comportamenti come ad esempio l’uso di stupefacenti, a causa dello scambio o del riutilizzo di siringhe, o la trasmissione del virus al feto.

Sono molte le convinzioni sbagliate, come ad esempio quella che ritiene l’AIDS un problema esclusivo degli omosessuali. La

Miti, pregiudizi e la verità sull'AIDS
Mappa della diffusione dell’AIDS. In scuro le zone numericamente più colpite.

realtà è che anche per gli eterosessuali che hanno rapporti non protetti fuori dal rapporto matrimoniale o col partner abituale, esiste il pericolo di contagio. In pratica coloro che non fanno uso droghe, non hanno fatto tatuaggi in condizioni non protette e praticano un sesso monogamo con partner sano, non devono temere il contagio in alcun modo.

Un altro fattore molto importante da rilevare è che non tutte le persone sono entrate in contatto col virus HIV sviluppano l’AIDS. Questo infatti accade solo se la diagnosi fosse tardiva e se non ci si sottopone ad adeguate cure. È logico che a questo punto il soggetto diventi un portatore sano e deve assolutamente attenersi ad alcune regole per non diffondere il virus, ma ciò non significa che debba morire prematuramente, anzi si stanno moltiplicando gli esempi di coloro che vivono nonostante tutto una vita normale.

Gli ultimi studi sull’origine del virus pare abbiano confermato la sua provenienza dai primati, e il predecessore dell’HIV sarebbe il SIV, che è stato recentemente decodificato aprendo nuove speranze.

Insomma, quella che è stata definita la piaga del millennio, seppur tragica, in realtà si sta dimostrando motivo di discriminazione. La prevenzione e la stessa profilassi, invece, passano indiscutibilmente per la strada della chiarezza e dell’obiettività.

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