Rilevate emissioni luminose in modo non casuale
Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a rilevare all’esterno del cranio, dei fotoni emessi dal cervello umano.
Si tratta di un esperimento condotto dai ricercatori di biofisica della Wilfrid Lurier University, in Ontario, Canada, capitanati da Nirosha Murugan.
Il team di ricerca ha chiesto a 20 partecipanti di indossare delle cuffie dotate degli elettrodi necessari per misurare l’attività elettrica del cervello, e li hanno invitati a entrare in una stanza completamente buia.
L’esperimento è stato svolto utilizzando dei tubi di amplificazione in grado di individuare anche fotoni ultradeboli, che sono stati aggiunti alle cuffie in corrispondenza delle regioni del cervello responsabili delle elaborazioni visive e uditive.
La biofisica Nirosha Murugan ha sgombrato il campo da interpretazioni fantasiose affermando: «La prima scoperta in assoluto è che i fotoni escono dalla testa, punto e basta.È indipendente, non è spurio, non è casuale».
Come si spiega tutto ciò?
Si sa che tutti i tessuti viventi siano in grado di emettere flussi continui di luce, seppur a bassa intensità (biofotoni). Si ritiene che questa emissione derivi da alcune reazioni biomolecolari che generano energia di cui i fotoni sarebbero i sotto-prodotti. Infatti, più energia si brucia e più il tessuto emette luce. Si può dunque dedurra che fra tutti i tessuti del nostro corpo, quello del cervello possa risultare il più “luminoso”.
Il biofisico Michael Gramlich della Auburn University, seppure non coinvolto nello studio, ha commentato: «Penso che questo sia un approccio molto intrigante e potenzialmente rivoluzionario [per misurare l’attività cerebrale, anche se] ci sono ancora molte incertezze da esplorare. La domanda essenziale da affrontare è se le emissioni di fotoni ultradeboli abbiano effettivamente un impatto sulla cognizione».
Lo studio è stato oggetto di un articolo apparso su ScientificAmerican.com.
Foto da Wikipedia: fotoni emessi da un laser in un fascio coerente.
