Interessanti risultati di una ricerca
La prospettiva si colloca fra l’inquietante e il produttivo: saremo indotti a “dormire” qualche minuto durante la giornata per migliorare le nostre prestazioni cognitive?
Una ricerca condotta su scimmie in laboratorio ha evidenziato che emettendo degli impulsi elettrici a bassa frequenza che imitano le fluttuazioni di tensione (onde delta) che si verificano durante il sonno, hanno provocato un aumento delle capacità cognitive sulle cavie, che si sono manifestate per l’occasione con una migliore valutazione dell’orientamento delle immagini.
L’argomento è stato oggetto di un articolo a firma del giornalista scientifico freelance Simon Makin, e apparso su ScientificAmerican.com.
Già in uno dei primi esperimenti si è notato che in tre regioni cerebrali di alcune scimmie che dormivano fra una sessione ed un’altra dei test, risultavano meno sincronizzate rispetto a quelle di altre scimmie che nelle pause si riposavano senza dormire.
Uno degli autori dello studio, Valentin Dragoi, ha dichiarato: «Il sonno è un fenomeno di sincronizzazione in cui i neuroni si alzano e si abbassano contemporaneamente, ma il livello di sincronia dopo il sonno è ridotto rispetto a prima».
A questo proposito è il commento della neuroscienziata Sara Mednick, la quale ha affermato che i risultati ottenuti sui primati suggerirebbero fortemente che la stimolazione di “sonnellini artificiali” negli esseri umani potrebbe contribuire a migliorare le nostre prestazioni cognitive.
Foto da wikipedia
