Vengono combinati input provenienti da corpo e ambiente
Se ci venisse chiesto in cosa consiste il dolore fisico probabilmente risponderemmo che è il sintomo di una lesione ad una parte del corpo.
L’esperta del dolore, la professoressa clinica assistente dell’Università della California di San Francisco Rachel Zoffness, lo descrive invece come una combinazione di tre elementi diversi, che sono “assemblati nel nostro cervello e che provengono sia dal corpo che dall’ambiente esterno.
Nel suo libro “Dimmi dove mi fa male”, la dottoressa Zoffness tratta il dolore come un fattore biopsicosociale, nel quale ci sarebbero appunto tre componenti: una biologica, una psicologia e anche una sociale.
I tre elementi sarebbero dunque costitutivi del dolore con le seguenti modalità:
Biologica:
Genetica, danni tissutali e disfunzioni del sistema possono provocare il dolore. Ma anche alimentazione, sonno, esercizio fisico possono essere responsabili dell’intensità del dolore che un individuo avverte.
Psicologica:
Emozioni negative possono incrementare la percezione del dolore, e al contrario quelle positive lo attenuerebbero. I comportamenti di adattamento al dolore sono personali. Ad esempio l’isolarsi in casa contribuirebbe a amplificare l’intensità di dolore che si avverte.
Sociale:
Ad influire sull’intensità del dolore sarebbe anche la condizione relativa allo status socio-economico, in relazione all’accesso all’assistenza e al rapporto di qualità della vita
Il CDC, l’agenzia nazionale della salute pubblica statunitense, ha reso noto che circa il 25% della popolazione USA è soggetta a dolore cronico, e che nonostante detta popolazione rappresenti il 5% di quella mondiale, consuma l’80% di oppioidi a livello planetario.
A questo proposito la professoressa Zoffness, in un articolo apparso su ScientificAmerican.com, ha affermato: «Credo che il problema principale della medicina occidentale sia quello di vendere alle persone – e uso la parola ‘vendere’ di proposito – questa grande menzogna secondo cui il dolore è un problema puramente biomedico, qualcosa che ha a che fare solo con l’anatomia e la fisiologia, che richiede una soluzione puramente biomedica, che di solito si concretizza in pillole e procedure. Non sono contro i farmaci o contro la chirurgia; possono salvare vite. Ma non rappresentano il quadro completo. In realtà c’è molta speranza per il trattamento del dolore; ci sono moltissime cose che possiamo fare. Ma finché la nostra cultura persisterà con questo mito, cosa dovremmo fare noi, come pazienti?»
Foto tratta da Wikipedia: Un’espressione di dolore. Lucas Franchoijs il Giovane: Uomo che si toglie un cerotto. Wellcome Collection, Londra.
