Autorizzata una startup a dispetto delle conseguenze sui satelliti e l’ambiente
La Commissione Federale statunitense per le Comunicazioni (FCC) ha dato l’autorizzazione a una startup californiana che intende lanciare un satellite di prova per fornire “luce solare su richiesta”. Sarebbe il primo di circa 50.000 satelliti ricoperti di specchi che la Reflect Orbital ha in progetto di mettere in orbita attorno al nostro pianeta entro il 2035.
Questi satelliti sarebbero in grado di riflettere sulla terra i fasci di luce solare per illuminare qualsiasi soggetto ne faccia richiesta per svolgere attività h 24.
La vicenda ha causato la reazione di numerosi astronomi, i quali hanno messo in guardia circa l’impatto dell’inquinamento luminoso che verrebbe a crearsi e che danneggerebbe il corretto funzionamento degli altri satelliti, oltre ad un’influenza a catena su molti aspetti biologici.
Secondo un articolo apparso su ScientificAmerican.com, a firma della giornalista stagista Mary Randolph, la risposta della FCC agli astronomi sarebbe stata lapidaria e inequivocabile: «Non è un nostro problema».
Secondo quanto affermano gli astronomi si verificherebbe un aumento della luminosità del cielo notturno che arriverebbe anche al 200 o il 300%, causando disturbi ai ritmi circadiani degli animali. L’osservazione delle stelle sarebbe compromessa, rendendo difficoltosa anche la raccolta di dati astronomici.
Roohi Dalal, vicedirettrice per le politiche pubbliche dell’American Astronomical Society, ha dichiarato: «Nel loro decreto e nell’autorizzazione, la FCC ha parlato dell’interesse pubblico a promuovere l’innovazione tecnologica americana nello spazio. Vorrei solo sottolineare che la ricerca scientifica e la ricerca astronomica sono state in prima linea nell’innovazione americana e nella leadership globale per decenni. L’innovazione che si intende promuovere non può avvenire a scapito della ricerca scientifica».
