Otto nuove galassie nane per capire l'universo
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Si tratta di un evento mai verificato prima d’ora: ben otto nuove galassie nane sono state individuate tutte insieme. Il fatto, già di per sé stesso straordinario assume un’importanza ancora più rilevante se conderiamo che costituisce un motivo per fare finalmente un minimo di luce sull’argomento più scottante del momento per gli astrofisici: la materia oscura.

Per addentrarci in questi argomenti in modo coerente occorre fare una piccola parentesi iniziale, che spieghi, almeno a grandi linee cos’è la materia oscura. Le osservazioni astronomiche hanno sempre dimostrato che le distanze tra un corpo celeste ed un altro sono incredibilmente vaste, ma approfondendo la conoscenza della materia che compone il cosmo ci si è accorti che quella a noi conosciuta costituisce solo il 75%, mentre tutto il resto non è “vuoto” ma al contrario di quanto abbiamo sempre creduto, costituito da altra materia di cui non sappiamo assolutamente nulla.

Otto nuove galassie nane per capire l'universo
Simulazione della catena di stella di una galassia nana

È stata sotto molti aspetti una presa di coscienza a dir poco choccante anche per i ricercatori più avanzati, i quali hanno dovuto ammettere di dover rivedere alcune tra le più diffuse convinzioni in campo astrofisico. Non siamo in grado quindi non solo di sapere di cosa è fatta la materia oscura, ma di conseguenza neppure come questa materia si comporta e se risponde o meno alle teorie di relatività, quantistica, o ancor più alla nuova teoria delle stringhe.

Ma come queste otto nuove galassie nane interferiscono nella ricerca della natura della materia oscura? Ebbene, le galassie nane contengono una percentuale di materia oscura molto inferiore rispetto alla media di quanta se ne posse trovare in qualsiasi altro posto conosciuto attualmente dell’universo. Si tratta perciò di una palestra ideale per fisici e astrofisici.

Le otto galassie nane sono tra le più piccole tra quelle che sono attualmente conosciute,  e sono state individuate dai ricercatori del Fermi National Laboratory (Farmilab) negli Usa, da quelli dell’Università di Cambridge. Si trovano nell’emisfero sud nei pressi di due famosissime galassie nane, la Piccola e la Grande Nube di Magellano. Hanno tutte una forma vagamente sferoidale e una luminosità miliardi di volte inferiore a quella della Via Lattea.

La prestigiosa rivista scientifica Popular Science, nella versione italiana del suo sito online, riporta una dichiarazione di Ronaldo Bellazini, ricercatore INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e responsabile nazionale  della collaborazione Fermi-LAT, Large Area Telescope, il telescopio spaziale per raggi gamma in orbita dal 2008, il quale spiega: “Un’eventuale rivelazione di raggi gamma costituirebbe una evidenza convincente della presenza dei processi di annichilazione in atto al loro interno e quindi una chiara evidenza di segnali di materia oscura”. Intervistato dalla rivista Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, lo stesso Bellazini prosegue: “Appare quindi molto significativo che contestualmente alla scoperta delle otto nuove candidate nel primo anno di dati di DES, la collaborazione Fermi-LAT abbia reso pubblici oggi due lavori distinti sulla ricerca di emissione gamma da galassie nane sferoidali: un’analisi combinata di quindici oggetti noti in precedenza e una focalizzata sugli otto appena scoperti. Entrambe utilizzano sei anni di dati del rivelatore LAT del satellite Fermi. Anche se non vi è evidenza di emissione gamma da nessuno di questi oggetti, i limiti sui processi di annichilazione che ne derivano sono oggi più stringenti”

Si apre quindi il primo concreto spiraglio per addentrarci all’interno della scoperta dei segreti della materia oscura.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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