Il contagio ha colpito circa 1.000 allevamenti negli USA
Nel febbraio dell’anno scorso è stato rilevato il virus H5N1 in alcune mucche di un allevamento del Texas, facendo scattare l’allarme circa la propagazione dell’aviaria, non solo fra volatili, ma anche fra i bovini da latte. Da allora è stata avviata un’allerta che ha determinato controlli e ricerche.
È stata individuata quella che molto probabilmente è stata la fonte del contagio: ci sarebbe stata un’interazione fra un volatile selvatico affetto da aviaria con una mucca da latte. Il contatto sarebbe avvenuto attorno al dicembre del 2023.
Gli allevamenti che enumerano bovini malati sono già arrivati negli USA al numero di circa 1.000, attraverso il contagio fra le mucche stesse.
Si teme che questo allargarsi del contagio a mammiferi, renda il virus, attraverso mutazioni, più adatto ai recettori umani, divenendo un pericolo per la nostra specie.
Il virologo Diego Diel, che guida il Virology Lab presso l’Animal Health Diagnostic Center della Cornell University (Stato di New York), ha infatti dichiarato: «Ciò potrebbe aumentare il rischio di infezione negli esseri umani, la gravità della malattia negli esseri umani e la potenziale trasmissibilità del virus da uomo a uomo».
Purtroppo, seppure in modo numericamente marginale, si riscontrano già casi di persone aggredite dal H5N1: il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) agenzia federale statunitense, ha individuato circa 70 casi, la maggior parte dei quali in braccianti agricoli entrati in contatto con polli e mucche malate. Per fortuna la maggior parte delle infezioni si è manifestata in modo lieve.
ScientificAmerican.com ha riportato la notizia in un articolo.
Foto da Wikipedia
