Nuovi studi sul linguaggio e il patrimonio linguistico che perderemo
Un articolo apparso su ScientificAmerican.com spiega che il popolo dei Grandi Andamanesi, il quale ha vissuto per decine di migliaia di anni isolato nelle isole Andamane a sud-est della baia del Bengala fino all’arrivo degli Inglesi nel 1800, ha concettualizzato il proprio linguaggio attraverso il loro corpo.
Lo studio della loro grammatica ha infatti evidenziato che il marcatore linguistico a- è correlato alla bocca, mentre quello o- fa riferimento alle gambe, o comunque alla parte inferiore del corpo.
Questa rilevazione risulta importante perché suggerisce che le prime lingue nella storia dell’Umanità potrebbero potenzialmente essersi basate sul corpo.
È significativo inoltre sapere che delle 7.000 lingue attualmente diffuse al mondo, circa la metà potrebbe cessare di esistere entro il 2100.
Gli esperti del settore spiegano che un mondo globalizzato, con questo tipo di urbanizzazione e i cambiamenti climatici, porta a adeguare gli stili di vita a quelli della società dominante.
Anvita Abbi, linguista specializzata in lingue indigene, ha affermato: «Con ogni lingua perduta, perdiamo un patrimonio di conoscenze sull’esistenza e l’evoluzione umana, per non parlare di tutti i modi in cui percepiamo il mondo, la natura e la sopravvivenza».
Foto da Wikipedia: alcune Isole Andamane
