I meccanismi che liberano le tossine e riducono il rischio di Alzheimer
Quando siamo svegli il nostro cervello genera proteine in eccesso e altre molecole che vanno rimosse per non divenire tossiche. È il caso delle proteine beta-amiloide, o delle proteine tau, fattori che possono scatenare il morbo di Alzheimer. Un sonno corretto può risolvere questo problema che non è assolutamente da sottovalutare.
Recenti studi hanno dimostrato che le onde elettriche che attraversano il nostro organo cerebrale durante il sonno e provvedono anche a immagazzinare i nostri ricordi, sono anche attive nello spingere il liquido cerebrospinale (CSF) eliminando le tossine.
Sono stati eseguiti alcuni esperimenti su topi a cui i ricercatori hanno iniettato un tracciante in liquido cerebrospinale umano, dopodiché una parte è stata lasciata addormentare regolarmente, e una seconda parte è stata tenuta sveglia nelle successive 24 ore.
A quel punto tutte le cavie sono state sottoposte a risonanze magnetiche, una alla sera dell’inizio dell’esperimento, e un’altra il giorno successivo. I soli partecipanti che sono stati tenuti svegli hanno rivelato una notevole quantità di tracciante, a significare che questo non è stato smaltito.
Il sonno si sviluppa in quattro fasi che rivelano ognuna una differente attività elettrica. Ogni ciclo è della durata di circa 90 minuti. Durante la seconda e la terza fase possiamo constatare un’ampia attività elettrica rivelata dalla ampiezza delle onde che attraversano il cervello: è questa la tecnica attraverso la quale immagazziniamo i ricordi della giornata. Queste onde vanno però anche a stimolare il sangue e il liquido cerebrospinale LCS, il quale entra negli astrociti attraversando i canali adibiti a questo scopo dai loro stessi terminali e passa nella materia grigia cerebrale. Dopo aver eliminato, o meglio “spazzato via” i detriti, il LCS rientra in una cavità perivascolare che lo introduce in una venula. LCS e scarti viaggiano attraverso essa fino a scaricarsi alla periferia del cervello.
Una disfunzione di questo sistema si può correlare a diversi disturbi neurologici e psichiatrici, tra cui l’Alzheimer. Si pensa di studiarlo piùa fondo in un ottica preventiva simile a quella adottata per l’ipertensione.
A questo argomento ha dedicato un articolo ScientificAmerican.com.
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