La percezione di un termine cambia il nostro giudizio sul clima
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Evidenziata da uno studio la difficoltà degli scienziati a far comprendere i pericoli dei cambiamenti climatici

Alcuni studi psicologici hanno dimostrato che le persone intendono le parole attraverso concetti diversi e personali. Anche i termini più semplici vengono percepiti con peso e valori diversi, e dunque giudicati attraverso sfumature differenti. Ne deriva che per i concetti più ricchi di sensazioni e più difficili una comprensione condivisa da tutti si riveli rara. Lo riporta un articolo apparso su ScientificAmerican.com.

Questo aspetto è stato preso in considerazione relativamente alla diffusione delle notizie scientifiche sui cambiamenti climatici.

Il neuroscienziato dell’University College di Londra, Kris De Meyer, ha analizzato diversi termini ed ha scoperto che alcuni di essi, utilizzati nell’ambito delle discussioni sul clima, come ad esempio «rischio», «incertezza» e «minaccia», hanno significati diversi per le persone.

La risposta scientifica a questa situazione è che le differenze sono dovute al modo in cui il cervello elabora i concetti, subendo gli influssi di politica, emozione, carattere e altri aspetti.

L’analisi ha portato i ricercatori ha definire che è in questo ambito che va collocata la loro fatica nel trasmettere ai governanti, ai politici e al pubblico, la serietà dell’evolversi delle condizioni del clima. Sarebbe anche il motivo per cui le grandi organizzazioni finanziarie sottovalutano il problema.

È stato evidenziato infatti che i termini usati abitualmente possono differire di significato o pregnanza da una disciplina ad un’altra. Se si prende in esame la parola «rischio», per un’economista si tratta della estimazione di una probabilità, mentre per gli scienziati del clima rappresenta una conseguenza negativa del riscaldamento globale.

De Mayer suggerisce di abituare le persone a comprendere che i concetti sono individuali e diversi: rendersi conto di ciò significherebbe aiutare a comprendere meglio quanto si ascolta.

La psicologa cognitiva Celeste Kidd, dell’Università della California, ha affermato: «Se le persone fossero consapevoli della sua esistenza [ndr: di questa differenza], ciò avrebbe fatto una grande differenza nel modo in cui sarebbero in grado di comunicare».

Foto da Wikipedia – Il modello di Friedemann Schulz von Thun: il quadrato della comunicazione.

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Di Enrico Cannoletta

Amante della natura e della Sampdoria.

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