Ecco perché il gelato può farci venire mal di testa
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Prosegue la rassegna sulle vicende quotidiane, quei piccoli problemi che si presentano frequentemente e che potrebbero amareggiare la nostra giornata. Oggi sotto i riflettori poniamo un disturbo che avvertiamo con frequenza quando ci abbandoniamo al piacere di un buon gelato: il mal di testa. Prendiamo spunto dalla rivista Focus e come sempre aggiungiamo qualche chiarimento.

Questo fenomeno ha un proprio nome scientifico: ganglioneuralgia sfenopalatina, ma aldilà

In questa foto di science photo library possiamo vedere la termografia di una persona che mangia un gelato. Le zone blu e nere sono le più fredde, e via via da rosa, rosso e arancio le più calde.
In questa foto di Science Photo Library, tratta da Focus, possiamo vedere la termografia di una persona che mangia un gelato. Le zone blu e nere sono le più fredde, e via via da rosa, rosso e arancio le più calde.

dell’appellativo altisonante si tratta dell’interessamento dei vasi sanguigni del palato, quando questo viene a contatto improvvisamente con sostanze fredde. C’è da aggiungere che il fenomeno dura poco, e con il ripristino della temperatura media, i vasi di dilatano riprendendo le dimensioni naturali.

Questo meccanismo, però, viene recepito dai recettori del dolore, i nocicettori siti nel palato, i quali vanno in allarme e inviano un segnale di allerta al trigemino, che è quel nervo che veicola le sensazioni che percepiamo sul volto. Il cervello, individuata la provenienza dal trigemino, interpreta il dolore come se arrivasse dalla fronte, e di conseguenza avvertiamo un dolore simile al mal di testa.

Ma esiste anche una seconda teoria, che fa riferimento alla costrizione e immediata dilatazione dell’arteria cerebrale anteriore, quella che irrora una gran parte del lobo frontale e una porzione del lobo parietale del cervello, e fa parte del poligono o circolo di Willis, e si trova alla base della scatola cranica. In questo caso saremmo di fronte ad una difesa da parte del cervello, che sapendo di essere particolarmente sensibile al freddo aumenta l’afflusso di sangue. Questo meccanismo non crea conseguenza negli altri organi o muscoli, ma nel cervello, costretto all’interno della scatola cranica, si avverte dolore.

Cosa ne pensate?

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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