Passo importante per comprendere l’appetito umano
I risultati di una ricerca, pubblicata su Nature, potrebbero portare a una migliore comprensione dell’appetito umano.
Questo è ciò che affermano gli scienziati che hanno individuato nei topi alcune cellule cerebrali che controllano la velocità con cui le cavie mangiano e anche di quando si fermano dal farlo.
È già noto che i nervi vagali dell’intestino percepiscono quanto si è mangiato e riconoscono quali sono state le sostanze nutritive consumate. I nervi vagali stessi trasmettono poi attraverso segnali elettrici le informazioni al nucleo caudale del tratto solitario, una regione del tronco cerebrale che sarebbe responsabile sia nei topi che nell’uomo della cessazione di assunzione di cibo. Il nucleo caudale del tratto solitario, infatti, contiene i neuroni dell’ormone di rilascio della prolattina (PRLH) e i neuroni GCG.
La ricerca condotta dal fisiologo Zachary Knight dell’Università della California, a San Francisco, e i suoi colleghi, ha previsto l’impianto di un sensore di luce nel cervello di cavie geneticamente modificate per poter rilevare i neuroni PRLH, i quali avrebbero manifestato flurescienza quando attivati da segnali elettrici provenienti da altri neuroni.
A questo punto i ricercatori hanno alimentato le cavie con un prodotto liquido, chiamato «Guarantee» contenente una miscela di grassi, proteine, zucchero, vitamine e minerali.
L’osservazione, durata una decina di minuti, ha rilevato un’attivazione crescente dei neuroni, che ha raggiunto il suo picco pochi minuti dopo la fine dell’alimentazione. I neuroni PRLH, invece, non si sono attivati con l’immissione di una soluzione salina nell’intestino delle cavie.
Permettendo ai topi di assumere liberamente il cibo liquido si è riscontrato che i neuroni PRLH si sono attivati in pochi secondi, e si sono disattivati quando hanno smesso l’assunzione.
La ricerca ha dunque consentito al Knight di comprendere che i neuroni PRLH si comportano in modo differente a seconda della provenienza del segnale, ovvero da bocca o da intestino, e di stabilire che prevalgono quelli provenienti dalla bocca.
Successivamente, utilizzando un laser, i ricercatori sono riusciti a ridurre la velocità con cui i topi mangiavano, influenzando i neuroni PRLH.
È stato poi constatato che il gusto attiva più facilmente i neuroni in oggetto e che i neuroni GCG vengono attivati da segnali provenienti dall’intestino e controllano quando i topi smettono di mangiare.
Knight ha così riassunto l’esito del lavoro condotto insieme al suo team: «I segnali provenienti dalla bocca controllano la velocità con cui mangi, mentre i segnali provenienti dall’intestino controllano quanto mangi».
Il neuroscienziato Chen Ran dell’Università di Harvard a Boston, Massachusetts, si è detto colpito dalle rilevazioni, individuando spunti originali come quelli del gusto che regola l’appetito, e aggiungendo che probabilmente questi risultati possono applicarsi anche agli esseri umani in quanto i circuiti neurali interessati tendono ad essere ben conservati in entrambe le specie.
L’argomento è stato trattato da Nature anche in un ulteriore articolo.
Foto da Wikipedia: struttura della prolattina

