Covid-19, oltre Omicron: si afferma una variante molto diversa
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La nuova forma di SARS-CoV-2 si presenta con una mutazione particolare

La più recente variante di SARS-CoV-2 ha tenuto e sta tenendo banco tra i ricercatori. La mutazione si presenta infatti con caratteristiche così particolari che si sta pensando di nominarla con un nuovo termine, per tanto si mostri diversa da Omicron.

Il suo nome in codice è attualmente BA.2.86, ma la sua forma così peculiare la propone come coerente con l’attribuzione di uno scatto superiore nella scala di nomenclatura dell’OMS che si basa sull’alfabeto greco. Per cui non è assurdo pensare che a breve avremo motivo di confrontarci con la versione Pi greco (π) o Ro (ρ) del Covid-19.

Circa la questione sono apparsi articoli sulle maggiori riviste scientifiche cartacee o online, come ad esempio Le Scienze, o Focus, in quanto la variante è ritenuta in grado di raggiungere una diffusione globale.

Le mutazioni che distinguono BA.2.86 da Omicron (BA.2) sono circa una trentina, esattamente quante sono quelle che la distinguono da XBB.1.5 per la quale si sta predisponendo un nuovo vaccino.

Il direttore fondatore del Northeastern Network Science Institute alla Northeastern University di Boston, negli Stati Uniti, Alessandro Vespignani, in una dichiarazione riportata da LeScienze.it , ha detto: «C’è una buona probabilità che la variante possa in parte sfuggire agli anticorpi neutralizzanti innescati da precedenti infezioni e richiami del vaccino. E quasi certamente ci saranno altri casi che inizieranno a emergere».

Ciò fa sorgere tra gli studiosi qualche preoccupazione, proprio nel momento in cui la pandemia sembra ritrarsi, nonostante in Corea del Sud ci sia una situazione paragonabile a quella degli anni passati e in Gran Bretagna i ricoveri siano raddoppiati. Negli USA, inoltre, sono ripresi gli appelli alle vaccinazioni e in molti ospedali si sta ripristinando l’obbligo di mascherina.

Non possiamo affermare di avere dati certi, ma sappiamo già che la diffusione di BA.2.86 è stata confermata in Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti, Israele, Sudafrica, Svizzera, Thailandia, con casi che non sono collegati tra loro. Da ciò si deduce che sia in atto una diffusione comunitaria.

Dalle poche risultanze in possesso dei ricercatori pare che gli effetti della patologia non siano peggiori di quelle precedenti, ma il livello di guardia è consigliabile che resti alto.

Foto di CDC su Unsplash

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Di Enrico Cannoletta

Amante della natura e della Sampdoria.

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