Neuroscienziati e programmatori AI al lavoro in parallelo
Le recenti tecniche relative alla intelligenza artificiale hanno posto idealmente in parallelo il lavoro di programmatori informatici e neuroscienziati nella ricerca relativa al funzionamento della mente umana.
In particolare i neuroscienziati si stanno concentrando nel tentativo di comprendere i meccanismi che determinano la coscienza, mentre i programmatori stanno approfondendo l’aspetto relativo all’intelligenza.
Per quanto riguarda la coscienza si è fatta strada una nuova teoria chiamata «dello spazio di lavoro globale». Questo studio prende in considerazione l’ipotesi che la mente umana sia composta da «moduli» individuali che si unirebbero regolarmente, dando però preminenza di volta in volta a un modulo in quel momento necessario, in un determinato «spazio di lavoro».
Per approfondire questo aspetto i neuroscienziati sperano anche in informazioni che i programmatori potrebbero fornire. Dall’altra parte i programmatori devono risolvere il problema dei numerosi errori in cui incorre l’AI, alcuni anche molto gravi, dovuti alla moltitudine di informazioni-spazzatura che popolano la rete. La loro speranza è che si possa modellare un processo che filtri i vari risultati, sul modello della mente umana.
Stanislas Dehaene, neuroscienziato al Collège de France di Parigi, ha sintetizzato: «Lo spazio di lavoro è più un’idea; è a malapena una teoria. Stiamo cercando di trasformarlo in una teoria, ma è ancora vago e gli ingegneri [dell’intelligenza artificiale] hanno questo straordinario talento nel trasformarlo in un sistema funzionante».
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