Gli antichi Egizi morivano per malaria e leishmaniosi
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Il risultato di analisi effettuate sulle mummie

Una ricerca effettuata su mummie del 2000 a.C. provenienti da Egitto e Nubia, e i dati ricavati in 31 studi separati, hanno permesso di formulare delle ipotesi fondate circa le malattie più pericolose nel periodo dei Faraoni.

Sul 65% delle mummie sono stati rilevati vermi parassiti, e sul 40% ci sono pidocchi. Su circa il 22% è stata riscontrata come causa probabile della morte la malaria da Plasmodium falciparum, la forma più letale della patologia.

Il 10% sarebbe invece stato affetto da leishmaniosi, malattia parassitaria mortale che provoca l’ingrossamento degli organi interni. Non è invece stata evidenziata la presenza di tricocefali e nematodi, i quali si diffondono attraverso le feci e che sono tipici di malattie diffuse tra le civiltà antiche, probabilmente perché con le frequenti inondazioni del Nilo e la distribuzione di limo fertile, non si doveva ricorrere allo sterco umano e animale per concimare.

È infatti spiegabile la diffusione nell’antico Egitto di malaria e leishmaniosi a causa della vicinanza del Nilo con ricchezza di insetti che sono vettori di queste patologie.

Gli esperti sostengono che le malattie in oggetto colpivano sia ricchi che poveri.

Marissa Ledger, microbiologa medica e antropologa biologica presso la McMaster University in Ontario ha dichiarato: «Quando in una civiltà si ha una percentuale così alta di persone infette da malattie croniche come questa, l’impatto è enorme sul funzionamento della società nel suo insieme».

Il risultato di questa ricerca potrebbe dunque aprire a nuove deduzioni e essere utile per approfondire lo studio della antica civiltà egizia.

La ricerca è stata oggetto di un articolo pubblicato su ScientificAmerican.com.

Foto da Wikipedia

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Di Enrico Cannoletta

Amante della natura e della Sampdoria.

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