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Il cambiamento climatico rende insufficienti le attuali conoscenze sulla comprensione degli eventi

Una frana in Groenlandia avvenuta nel 2023, ha provocato uno tsunami delle dimensioni simili a quelle di un grattacielo, e ha lasciato come traccia un mon otono ronzio durato ben 9 giorni.

È questa la conclusione della ricerca sull’origine di questo rumore strano, precedentemente classificato come USO (Undentified Seismic Object).

Lo spiegano il sismologo Stephen Hicks e il geologo Kristian Svennevig.

Lo tsunami verificatosi lo scorso anno in Groenlandia, è risultato alto circa 200 metri ed è stato provocato dallo scivolamento lungo un ghiacciaio molto ripido che era stato assottigliato dall’inatteso riscaldamento climatico. La massa di roccia, delle dimensioni tali da poter riempire ben 10.000 piscine olimpioniche, è precipitato nello stretto fiordo di Dickson. L’onda risultante si è agitata per nove giorni e ha prodotto un’onda sonora a frequenza singola: appunto il ronzio percepito.

Nessuno ha assistito in diretta la frana-tsunami, e ciò ha sollevato l’allarme degli specialisti i quali denunciano l’insufficienza delle conoscenze attuali in relazione ai modelli di monitoraggio dei processi del pianeta. Essi sarebbero troppo vincolati ad un’analisi climatica ormai superata dal riscaldamento globale, e non sarebbe in grado di poter prevedere adeguatamente eventi che un tempo sarebbero stati impensabili.

Hicks e Svennevig, che hanno fatto parte del team che ha scoperto l’origine del ronzio, hanno scritto: «Non avevamo un flusso di lavoro standard per analizzare [l’evento] della Groenlandia del 2023. Dobbiamo anche adottare una nuova mentalità perché la nostra attuale comprensione è modellata da un clima ormai quasi estinto e precedentemente stabile».

La scoperta è stata oggetto di un articolo apparso su ScientificAmerican.com.

Foto da Wikipedia: riproduzione del modello di onda frangente di uno tsunami



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Di Enrico Cannoletta

Amante della natura e della Sampdoria.

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