Ricerca effettuata alla Tufts University di Medford/Somerville (Boston)
Uno studio effettuato dal biologo Michael Levin, della Tufts University, ha fatto sorgere l’ipotesi che capacità quali la memoria, l’apprendimento e la risoluzione dei problemi, non sia di esclusiva competenza dei neuroni, i quali sono altamente specializzati a queste mansioni.
La notizia è stata riportata da ScientificAmerican.com in un articolo.
La ricerca è stata effettuata servendosi di vermi piatti che hanno la capacità di far ricrescere la testa. L’esperimento è consistito infatti nella decapitazione di questi vermi, dopo che essi sono stati addestrati a trovare dei dolcetti in specifiche locazioni. Si è notato che i vermi ricordavano comunque dove andare.
Da ciò è stata formulata l’ipotesi che le cellule del corpo sarebbero in grado di utilizzare dei campi elettrici per immagazzinare informazioni.
Lo studio risulta interessante anche perché conferma che piante, muffe e organismi unicellulari hanno la capacità di percepire l’ambiente e di possedere abilità intellettive che finora erano attribuite ai soli esseri dotati di cervello.
Sarebbero dunque i campi deboli di bioelettricità a costituire il modo di comunicazione tra le loro specie, ma anche al loro stesso corpo.
Levin, il quale ha anche studiato il ruolo della bioelettricità nelle rane e nell’ambito dello studio per l’origine del cancro, ha dichiarato: «Tutta l’intelligenza è in realtà un’intelligenza collettiva, perché ogni sistema cognitivo è composto da qualche tipo di parti».
Foto da Wikipedia: struttura tipica di neurone

