Si tratta di criptosporidiosi che causa nausea, dierrea, febbre e crampi addominali
Un’allerta è stata segnalata negli Stati Uniti d’America, relativa alla presenza nell’acqua del protista parassita Cryptosporidium che negli ultimi 30 anni si è insinuato nell’acqua potabile.
La situazione ha riscontrato un peggioramento ulteriore da quando tra il 2009 e il 2017 sono stati riscontrati 444 focolai di infezione di criptosporidiosi.
Un rapporto del 2019 ha infatti stimato che ogni anno 823.000 persone vengano a contatto con il virus contraendo la patologia, anche se i casi segnalati al CDC sono meno del 2%.
L’infezione provocata da questo parassita si risolve solo dopo una o due settimane di nausea, crampi allo stomaco, vomito, disidratazione, febbre e diarrea acquosa che arriva a manifestarsi addirittura fino a 40 episodi giornalieri.
Le avanzate tecnologie di cui disponiamo consentono di esporre le oocisti del parassita a ozono e luce UV che distruggono il virus oppure lo rendono non infettivo, ma le misure di questo tipo non sono applicate ogni anno in tutte le città
È stato calcolato dall’EPA che gli USA dovranno investire nei prossimi anni 625 miliardi per provvedere agli adeguamenti
Nel frattempo l’allarme è stato lanciato dall’epidemiologo del CDC Michele Hlavsa è piuttosto esplicito: «Il Cryptosporidium non si sta diffondendo solo a livello locale. Si sta diffondendo in più giurisdizioni e potremmo non rilevare questi focolai. Un’infezione potrebbe iniziare in un punto e spostarsi rapidamente in cinque stati diversi».
Il problema è stato evidenziato anche da ScientificAmerican.com.
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