alessandrite
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La Gemmologia deve molto del suo successo proprio alla sua competenza nello studiare gemme che presentano i cosiddetti “fenomeni” ovvero quelle caratteristiche ottiche o costituzionali che sorprendono per la loro eccezionalità o comunque originalità.

Una di queste è certamente l’alessandrite, una gemma per certi versi unica per la sua estrema cangianza. Contrariamente ad altri effetti ottici, la capacità di mutare il proprio colore nell’alessandrite assume aspetti veramente insoliti, perché non è legata, come per altri minerali, alla posizione di osservazione o all’orientamento dell’asse ottico, ma addirittura al tipo di luce che la colpisce.

Alessandrite osservata in laboratorio con mix di luce neon e a incandescenza
Alessandrite osservata in laboratorio con mix di luce neon e a incandescenza

Questa proprietà rende la gemma sempre diversa, perché come sappiamo le sfumature della luce sono pressoché infinite. Ma non è questo l’aspetto più spettacolare. Quando ci troviamo infatti in ambienti illuminati a luce “fredda” (neon, luce naturale o comunque luce “bianca”) l’alessandrite ci appare di un bel colore verde. Se, al contrario, rientriamo in casa e la nostra stanza è illuminata a luce a incandescenza, la gemma assume un colore rosso vivo, lasciandoci a bocca aperta per il cambiamento inaspettato che la rende irriconoscibile. Una variazione così netta e decisa che coinvolge proprio i colori dei normali semafori.

Miracolo? No. Come sempre in questi casi la spiegazione è scientifica. Il responsabile di questo effetto è il cromo. Ma prima di addentrarci nella valutazione delle reazioni chimiche degli elementi, dobbiamo esplorare brevemente il capitolo della composizione della luce.

Come sappiamo, qualsiasi tipo di raggio luminoso, a seconda del colore e di conseguenza della quantità specifica dei vari colori contenuti, viene attribuito di un valore in gradi kelvin. Possiamo quindi distinguere la luce “fredda” come quella dei tubi a neon, vicina a valori come 5.000/6.000 e anche più kelvin, detta anche “day-light” perché vicina alla luce naturale, da quella “calda” con gradazioni nettamente inferiori, attorno ai 2.000/3.000 kelvin. Ricordiamo inoltre che, essendo il bianco il risultato della somma di tutti i colori, è quello della luce naturale.

Un raggio più o meno ricco di un peculiare colore può quindi dar modo agli oggetti “colpiti” di assorbirne una quantità diversa rispetto ad un altro raggio. Ecco perché sotto certi tipi di luce alcuni elementi ci appaiono più o meno saturi, o con sfumature diverse.

Normalmente queste differenze sono minime, per cui, ad esempio, un pomodoro maturo, ci apparirà di un rosso più o meno vivo, a seconda di che tipo di luce lo colpisce, ma il suo colore di fondo non muta. Nell’alessandrite invece la natura si è divertita ad unire caratteristiche estreme di vari elementi determinando il fenomeno della cangianza accentuato oltre ogni aspettativa.

E veniamo a questo punto alle caratteristiche del cromo. Questo elemento ha una particolare attitudine ad assorbire il giallo in modo quasi totale. Il raggio risultante viene poi sdoppiato dal cristallo in due raggi, il primo blu e il secondo verde. La luce naturale o comunque quella “fredda” contiene una quantità equilibrata di verde, che a questo punto diviene il colore dominante nell’alessandrite che staremo osservando. Al contrario, la luce “calda” avendo una quantità maggiore di rosso al suo interno, ci farà apparire la gemma di un colore vermiglio.

 

Cristallo grezzo di alessandrite
Cristallo grezzo di alessandrite

Ovviamente non tutte le alessandriti sono in grado di rendere evidente la cangianza e come avrete sicuramente capito ciò dipende dalla quantità di cromo contenuto e dalla sua distribuzione. In realtà anche l’alluminio concorre a questo tipo di effetto, ma sicuramente con un’incidenza minore sul fenomeno. Il valore economico dell’alessandrite varia, oltre che come per le altre gemme in base alla qualità della purezza e all’intensità del colore, anche per l’evidenza del suo aspetto “fenomenico”.

L’effetto della cangianza viene sfruttato inoltre dai Gemmologi per esaminare e analizzare le gemme in generale. Questa proprietà è molto rara nello spettro della luce visibile, ma non altrettanto si può dire se entriamo nel campo degli infrarossi o dell’ultra-violetto. Sottoponendo la gemma e osservandola utilizzando strumenti che evidenziano gli spettri per così dire “estremi” quasi tutti i minerali cambiano colore. Lo smeraldo (scientificamente: specie Berillo, varietà smeraldo), se sottoposto a UV diviene anch’esso rosso. I diamanti, se di un particolare tipo e dotati di fluorescenza spiccata, nel buio della discoteca e alla luce artificiale, appaiono luminosissimi e di un colore blu-violetto.

Tornando all’alessandrite può anche essere piacevole scoprire il perché del suo nome. Questa splendida e preziosa gemma fu scoperta da un nobile russo, e precisamente dal Conte Perowskij, il quale ne fece dono di un esemplare al futuro zar Alessandro II nel giorno del suo 16° compleanno, battezzando il minerale col nome del giovane monarca.

L’alessandrite appartiene alla specie Crisoberillo, ha durezza 8,5 della scala Mohs e ha una densità (peso specifico) che varia da 3,5 a 3,84 g/cm3.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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