Gli effetti di cannabis e marijuana
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Uno degli scopi di un blog scientifico è quello di informare circa l’opinione della scienza, soprattutto riguardo agli effetti dei comportamenti più diffusi, specie quando si formano errate convinzioni. È il caso di cannabis e marijuana, sulle quali è aperto un ampio dibattito e sul cui uso spesso si equivoca. Di questo argomento si sono occupate le maggiori fonti scientifiche del mondo, tra cui Drufreeworld, ma anche riviste diffusissime come ad esempio Focus.

Vediamo quindi da vicino quali sono gli effetti del consumo di “erba”, non solo sull’organismo ma anche sull’ambiente. Quest’ultima affermazione potrebbe stupire, ma forse non tutti sanno che la coltivazione di marijuana non è esattamente favorevole all’ambiente. Nel 2011 uno studio pubblicato dal Lawrence Berkeley National Laboratory (USA), ha rivelato che per coltivare la quantità di erba sufficiente per uno spinello vengono prodotti 0,9 chilogrammi di anidride carbonica, pari al danno ambientale che produce una lampadina lasciata accesa per 17 ore.

Gli effetti della marijuana sono dovuti al tetraidrocannabinolo (THC), che è una sostanza in grado di

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Il preoccupante rapporto parlamentare sul consumo di droga tra i giovani

procurare disorientamento spaziotemporale, ma anche euforia e rilassamento. Un altro effetto è quello di scatenare l’appetito. E se il contenuto medio di questo elemento sarebbe canonicamente dell’8%, oggi si praticano delle coltivazioni intensive che lo aumentano fino al 38%.

Particolarmente esposti al rischio di danni, che sono principalmente cerebrali, sono gli adolescenti e le donne, queste ultime per motivi ormonali. È stato, infatti, provato che l’organismo femminile per la presenza degli estrogeni richiede più quantità di THC per ottenere gli effetti cercati e, ciò, accelera l’assuefazione e ne aumenta gli effetti analgesici. Il consumo è invece maggiormente diffuso tra i maschi con un rapporto di 1:2.

Riguardo agli adolescenti i danni sono ancora più seri. È stata ormai provata l’interazione della marijuana sui neurotrasmettitori del cervello, proprio nel momento in cui stanno elaborando le loro connessioni le quali, in caso di utilizzo di THC, ne restano condizionate per sempre provocando tachicardia, depressione, schizofrenia o altri disturbi di ordine neurologico. Viene compromesso il raggiungimento del grado di apprendimento potenziale dell’individuo. Si consideri, inoltre, che la marijuana contiene una quota dal 50% al 70% maggiore di sostanze cancerogene rispetto alle normali sigarette.

Il THC possiede anche aspetti che possono essere usati in medicina e, questo, ha generato la falsa convinzione che la marijuana non farebbe male e in alcuni casi sarebbe benefica. Resta certo il fatto che un assorbimento di THC debba avvenire assolutamente sotto il controllo del medico.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger. Fondatore di questo blog.

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