La galassia più lontana mai osservata
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Osservare galassie e corpi celesti molto lontani significa in un certo senso viaggiare nel tempo. E tanto più sono distanti da noi, tanto più crescono stupore e la suggestione. È certamente questo qunto deriva dallo studio della galassia EGS-zs8-1, un “oggetto” particolarmente brillante, ma la cui luce, data l’enorme distanza viene rilevata attraverso lo spettrofotometro Mosfire. La luce proveniente da essa ha viaggiato per ben oltre 13 miliardi di anni prima di poter essere rilevata dai nostri strumenti, e quindi viene percepita com’era nel periodo in cui è partita. Se potessimo farle una fotografia, vedremmo le condizioni in cui era allora.

Da ciò possiamo dedurre tutta una serie di appassionanti circostanze. La prima è che osservando la galassia EG8-zs8-1 ritorneremmo visivamente al momento in cui l’universo aveva soltanto 670 milioni di anni di vita, ovvero poco dopo il periodo in cui apparve la luce. Non bisogna dimenticare infatti che, accettando la teoria del Big-Bang, i primi 200/300 milioni di anni si sono svolti nel buio e nel silenzio più totali, data la grande pressione che impediva di fatto di far uscire qualsiasi cosa dai luoghi dell’espansione dell’esplosione originaria, compresi fotoni e onde sonore. Si tratta ovviamente di concetti abbastanza ostici da assimilare se ragioniamo con la logica della fisica newtoniana, ma che sono all’ordine del giorno per chi approfondisce la teoria della relatività e la fisica quantistica.

La galassia più lontana mai osservata
Lo spettrometro Mosfire durante la fase di installazione.

Sta di fatto, però che i ricercatori dell’Università di Yale e dell’Università della California a Santa Cruz hanno ottenuto l’immagine di questa galassia, la più lontana in assoluto che la comunità scientifica possa osservare. Dell’evento si è occupata anche Media Inaf, il notiziario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La scoperta di questa galassia è importante perché non sono molte le galassie primordiali che si riescono ad osservare e a eventualmente analizzare, e comunque nessuna è più vecchia di questa, per cui il materiale scientifico che ne risulterà sarà di grande interesse per molti tra gli studi in corso.

Lo spettrometro MOSFIRE (Multi-Object Spectrometer for Infra-Red Exploration), quello che ha captato definito lo spettro delle onde provenienti da EGS-zs8-1, è installato in collegamento il telescopio Keck-I, il quale dispone di un’ottica di 10 metri ed è situato presso l’osservatorio omonimo nelle isole Hawaii. Come sappiamo la spettrometria è una delle tecniche privilegiate per la percezione di corpi celesti molto distanti. Le luci o le eventuali anomalie luminose vengono captate da speciali sonde, come ad esempio Hubble e Spitzer, e scomposte dallo spettrometro il quale è in grado di determinare addirittura la loro natura. Si può quindi arrivare a dedurre se il corpo si sta allontanando o avvicinando alla Terra, e anche le materie che lo costituiscono.

È significativo il fatto che questa galassia che noi possiamo osservare solo ora ma che si mostra com’era più di 13 miliardi di anni fa, fosse già munita di una massa pari al 15% di come è ora la Via Lattea.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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