Quanto pesa un chilogrammo? Sembra facile!
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Sulle prime la domanda espressa nel titolo di questo articolo potrebbe apparire banale o addirittura demenziale, ma se ci pensiamo bene, invece, è una di quelle da cui dipende gran parte delle nostre esperienze e delle nostre più comuni azioni. Ognuno di noi, infatti sa bene cos’è un chilo. Ma ci siamo mai chiesti come e perché utilizziamo questa misura? E in realtà a cosa corrisponde? In altre parole, quanto pesa un chilogrammo?

Per rispondere occorre prima di tutto sapere che il chilogrammo è l’unica e ultima unità di misura che si basa su un oggetto-campione, e non su una costante matematica. La stessa barra di un metro, sempre conservata a Sèvres, non è più pari a 1/10 000 000 del quarto del meridiano terrestre che passa per Parigi, ma, dal 1983 è definita come la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/299 792 458 di secondo.

Riguardo al chilogrammo, ben 140 anni orsono fu depositato presso il Bureau International des Poids et Mesures un cilindro costruito in una lega del 90% di platino e del 10% di iridio, il cui peso è da allora servito da campione per uniformare l’unità di misura del peso per il commercio, gli scambi, gli studi, ecc. Le dimensioni di questo cilindro sono di 39 cm sia di diametro della base che di altezza, e corrisponde (o meglio come vedremo, corrispondeva) esattamente al peso di un litro (o decimetro cubo) di acqua distillata alla temperatura di 4° C.

Ad un primo controllo effettuato nel 1889 con un campione creato allo stesso modo furono riscontrate delle prime seppur

Quanto pesa un chilogrammo? Sembra facile!
Una replica moderna del cilindro di riferimento del chilogrammo

minime differenze. Per non creare confusioni fu preferito uniformarsi al campione fisico creato, e da allora esso è rimasto l’unico riferimento valido delle misure di peso in tutto il pianeta. Ma occorre anche sottolineare che con l’andare del tempo il campione fisico in nostro possesso si sta assottigliando in modo infinitesimale ma costante, in una tendenza inaccettabile per la Scienza.

Dopo ben più di un secolo finalmente la comunità scientifica pare aver trovato un accordo per la formulazione di una costante matematica che possa liberarci dal pericolo di un’eventuale scomparsa dell’unità di misura del peso, fatto che sarebbe gravissimo e creerebbe non pochi problemi.

Gli studi sono iniziati negli anni ’70 e sono arrivati a ridurre a due le scuole di pensiero, le quali non sono in concorrenza ma complementari. Il primo approccio volle prendere in considerazione la costante di Planck, che in meccanica quantistica definisce la quantità di azione, mentre il secondo si affida alla costante di Avogadro, la quale determina il numero di atomi in una determinata quantità di sostanza.

Solo nell’agosto di quest’anno i metrologi sono riusciti a definire la costante di Plank con un’approssimazione di 12 parti su un miliardo, per cui non si è mai stati così vicini alla soluzione dell’annoso problema. Si spera di risolvere la questione entro il 2018, anno in cui si terrà una storica riunione del Comitato internazionale dei pesi e delle misure (CIPM), e durante la quale saranno definite anche altre misure, come ad esempio il kelvin, il mole e l’ampere.

Da quel preciso momento, in ogni angolo della Terra ognuno sarà in grado di verificare la correttezza del “proprio” chilogrammo, senza doverlo per forza confrontare con il cilindro di Sèvres.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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