I social media cambiano il cervello
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Che la rete e il sistema di informazione a lei legato abbiano modificato i costumi del nostro tempo ce ne eravamo ampiamente accorti, ma che i social, strumenti di scambio di opinioni e messaggi interpersonali, cambino anche il cervello degli individui, forse non ci era ancora noto. Focus riprende il video del team di AsapScience e ci dà l’opportunità di approfondire questo importante argomento.

Ci sono almeno 5 aspetti che dimostrano lati positivi, ma altri negativi dell’utilizzo di Facebook, Twitter, Instagram, Telegram e quant’altro. Da sconsigliare comunque è certamente il loro uso compulsivo.

1) Le amicizie trovate on-line.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le amicizie che nascono in rete, a parte ovviamente quelle che derivano da intenzioni malsane o criminose, sono più durature di quelle stabilite in modo tradizionale. Lo rivela una ricerca dell’Università di Chicago spiegando che gli individui hanno modo di conoscere preventivamente i loro reciproci gusti e affinità.

2) Soddisfazione dell’ego.

Sui social, per l’80% dei casi, secondo la statistica, si parla di noi stessi, contro il 30/40% delle occasioni che si presentano parlando di persona. Questa “autocelebrazione” facilita il rilascio di dopamina, che è il neurotrasmettitore del benessere.

3) Dannosità per il multitasking.

Se qualcuno pensa che l’abilità e la frequenza sui social faciliti la predisposizione a fare più cose contemporaneamente, resterà deluso. È stato notato che i frequentatori incalliti hanno minori capacità di assimilare e stockare informazioni in memoria e nel passare da una mansione o azione ad un’altra.

4) La vibrazione fantasma.  

A chi non è capitato di “sentire” vibrare il cellulare, per poi constatare che non è vero? Secondo un campione statistico è accaduto nell’arco di 15 giorni all’89% degli intervistati. La spiegazione scientifica non è molto rassicurante: i cellulari stanno per essere definiti dal cervello come un prolungamento degli arti, per cui quelle che avvertiamo sarebbero percezioni tattili.

5) Dipendenza da Internet.

Eccoci infine ad un ultimo aspetto, purtroppo anch’esso negativo: la dipendenza. Stando agli esiti delle ricerche nel settore dal 5 al 10% dei frequentatori della rete non riuscirebbe a dosare e controllare il tempo che trascorre su Internet. Sottoponendo questi individui ad una scansione cerebrale ci si accorge che è in atto una degradazione delle regioni delegate al controllo delle emozioni, dei processi decisionali e dell’attenzione.

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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