posidonieto
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La Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo, il “Mare Nostrum”, ovvero è una specie distribuita solamente nel nostro mare.

Obbiettivo della ricerca

La consapevolezza in cui versano le condizioni di degrado delle praterie di Posidonia oceanica nei mari calabresi ha portato l’Unical ad effettuare studi sui reimpianti delle talee della posidonia. Il reimpianto consiste nel recupero delle praterie in degrado estirpando una talea da una prateria in salute e reimpiantandola in una in degrado.

La ricerca

Reimpianto della Posidonia oceanica

Il team di ricerca ha effettuato trattamenti esogeni per stimolare la rizogenesi utilizzando il monossido di azoto oppure l’acido ascorbico: prima hanno fatto una sperimentazione in acquario e, dopo, in mare. Sono stati effettuati due reimpianti nel sito di San Nicola Arcella a Nord del Tirreno cosentino:qui c’è una elevata densità di prateria rispetto ai siti limitrofi perché sono soggetti a forti pressioni antropiche.

Il sito di San Nicola Arcella è stato  scelto per il basso idrodinamismo, per le caratteristiche del fondale che presenta estesi banchi di posidonia, per la buona salute di queste praterie e per l’elevata presenza di matte morta che garantisce un alto tasso di sopravvivenza delle praterie.

Siti di prelievo

la stupenda posidonia oceanica

Come siti di prelievo di talee per il reimpianto sono state scelte le praterie di posidonia di Diamante (per la presenza di fioriture) e Cirella (per la profondità).

Diamante

posidonieto

Il primo reimpianto è stato effettuato nel 2006 ed è stato iniettato SNP nelle talee delle praterie di posidonia nel sito di San Nicola Arcella. I risultati hanno confermato gli esperimenti in acquario: buona riforestazione. L’SNP stimola la crescita fogliare e la formazione di nuove foglie.

Cirella

Nel 2007 a Cirella i ricercatori hanno utilizzato come supporto di ancoraggio per le talee i sacchi di juta al posto delle reti in PVC: la juta è biodegradabile. Dopo un mese è stato effettuato il primo controllo e tutte le talee risultavano viventi e lo juta si mimetizzava bene con l’ambiente circostante. Anche il secondo controllo è andato bene: sopravvivenza del 100% delle talee.

 

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Di aletave

Dottore in Scienze Naturali, copywriter e blogger.

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